ANGRY TOURISTS: VIENNA, CITTA’ IMPERIALE (?)

Tenia Solium 16 ottobre 2012 0

Vienna, capitale dell’Austria, già capitale dell’Impero Asburgico, città del valzer e dei grandi compositori, città del Bel Danubio Blu..come presentazione non male, si arriva e le aspettative sono certamente elevate, ma questa non è una guida turistica e noi non siamo turisti per caso. Ci siamo informati sui prezzi e la sicurezza dei quartieri leggendo tutti i commenti nei forum; abbiamo messo in agitazione ogni motore di ricerca per trovare l’albergo dal più soddisfacente rapporto qualità-prezzo; abbiamo studiato la mappa dei trasporti, infine abbiamo acquistato una delle tante guide usa e getta disponibili in libreria (nel nostro caso, la Top 10 Vienna Geo Mondadori, 160 pagine alla modica cifra di 14.90 €).

Si parte più o meno prima di mezzanotte con un Euronight che porta già 40 minuti di ritardo e che, attraversando quasi mezza Italia e tutta l’Austria, farà in tempo ad accumularne altri 30. Dopo quasi 10 piacevoli ore di viaggio si arriva a Wien Meidling, stazione minore ma ben servita. Compriamo un biglietto gionaliero per i trasporti (6.70 € contro i 2 € per ogni corsa semplice!) e con 5 minuti di trenino siamo a Matzleinsdorfer Platz, dove si trova il nostro Rainers Hotel, 4 stelle prenotato in offerta su venere.com. Il grande palazzone grigio assomiglia ad un ospedale psichiatrico, ma noi abbiamo letto le recensioni e non ci facciamo spaventare dall’apparenza. Entriamo nella piccola hall in toni verdi (viaggiamo da diverso tempo e non avevamo mai visto un 4 stelle con una hall più striminzita..) dove ci accoglie Alexander, receptionist filippino dalla fluente parlata italica, che ci fornisce i badge magnetici per la nostra stanza nonché una fantastica mappa della città, così sottile da frammentarsi nel giro di 3 ore (ma questa è solo colpa della nostra irruenza!). Di fronte al nostro sguardo allibito dopo aver saputo il prezzo della colazione, non inclusa (14.95 € al giorno a persona…), si impietosisce e ci scarabocchia il nome di due localini dei dintorni, “perché per voi italiani la colazione è importante”, e vorremmo sapere cosa direbbe ad una coppia inglese! Comunque, la stanza è spaziosa e pulita, sempre nei loro toni verdi, anche se dista 117 metri dall’unico ascensore e non si possono usare le scale se non per emergenza..ma noi siamo giovani e forti, non ci resta che armarci di macchina fotografica e guida e di cominciare la visita vera e propria!

Dalla nostra posizione potremmo prendere uno dei tanti tram che passano per Matzleinsdorfer Platz oppure farci una camminata per il quartiere e raggiungere la più vicina stazione della metro U1, che serve proprio tutto il centro storico, a Keplerplatz. Optiamo per questa seconda opzione ma, oops, nessuno ci ha detto che questa linea è chiusa per lavori fino alla parte opposta del centro città! Inutile chiedere troppe spiegazioni, ci rendiamo conto che il quartiere è una sorta di isola islamica, capitiamo addirittura in un grande mercato che sembra un souk marocchino. Per fortuna l’orienteering è il nostro forte, prendiamo un tram con l’aiuto della mappa e arriviamo comunque nella piazza del Duomo, lo Stephansdom, dove veniamo accolti da un soave lezzo di cavallo, regalo delle tradizionali Fiaker (foto, un po’ sfocata ma “originale”), carrozze a due cavalli prese d’assalto dai turisti. Purtroppo, il lezzo sembra accompagnare tutto il centro storico, ma presto si diventa assuefatti e non dà particolare fastidio.

E’ già ora di pranzo e scegliamo a caso uno dei locali nelle vie che circondano il duomo. Assaggiamo la specialità della città, la Wiener Schnitzel (cotoletta di maiale impanata) e con una bibita analcolica il prezzo pro capite non supera i 13 €, non male pensando alla fama di città costosa che circonda Vienna. Ovviamente lasciamo qualche euro di mancia (almeno il 10% del conto) per segnalare che abbiamo apprezzato. Il resto del giorno è dedicato alla visita del complesso imperiale dell’Hofburg, con l’immancabile museo dell’Imperatrice Sissi. Il luogo è senza dubbio maestoso, ma ci chiediamo se la vista di qualche stanza e dell’infinita collezione di servizi da tavola valgano davvero i 10.50 € del biglietto, senza contare che non esistono descrizioni in inglese e, se si vuole seguire il flusso della visita, bisogna pagarsi un’audioguida con almeno 4 €.

La serata è allietata dalla scoperta del Filmfestival nella piazza del Municipio (Rathausplatz), che per l’occasione ospita un gigantesco maxischermo ed una serie di chioschetti che offrono dalla cucina viennese a quella asiatica, passando per i piatti africani. Per consumare un pasto veloce ordiniamo 3 involtini primavera e un piatto di noodles con due bibite analcoliche…17 € sembrano davvero esagerati pensando al pranzo di oggi, considerando poi che non ci sono posti a sedere e dobbiamo mangiare in piedi appoggiati ad un tavolino!

Il secondo giorno innanzitutto acquistiamo in hotel a 19.90 € la Vienna card, valida 72 ore e che consente di viaggiare gratis su ogni mezzo pubblico e di avere agevolazioni e sconti nelle varie attrazioni. Decidiamo quindi di dedicarci al complesso del Belvedere, due palazzi separati da un grande giardino in cui sono custoditi dipinti famosi, quali Il Bacio di Gustav Klimt. Grazie alla card, paghiamo “solo” 13.50 € a testa per il biglietto cumulativo che ci permette di visitare entrambi i palazzi. Evitiamo di pranzare nel caffè del complesso visti i prezzi esposti e la varietà misera delle pietanze (purtroppo, tutta la cucina viennese è un po’ povera di scelta, la carne di manzo e maiale la fa da padrona e le poche verdure menzionate sono le patate), quindi ci avventuriamo verso la zona del Danubio per ammirare la città dall’alto della Donauturm, che si erge dall’isola artificiale nel fiume stesso, la Danauisel. Paghiamo 5.50 € scontati per prendere l’ascensore (per questa attrazione occorre presentare il coupon specifico nel libretto allegato alla Vienna Card, come ci dice bruscamente la biondina acida alla cassa) e ci godiamo la vista mozzafiato della città. Infine, a poche fermate di metro raggiungiamo il famoso Prater, parco divertimenti nonché immensa area verde. Dopo aver ammirato la famosa ruota panoramica, restiamo agghiacciati da una delle giostre: cavalli veri e palesemente sedati vengono costretti a correre in tondo al ritmo delle carrozze meccaniche che scivolano sui binari, tutto questo riposandosi solo nei pochi minuti di attesa tra una corsa e l’altra (foto). La domanda sorge spontanea: dove sono qui gli animalisti che di solito si accaniscono contro la sperimentazione animale? Ovviamente non abbiamo risposte e ci allontaniamo velocemente per evitare di guardare ancora.

Il terzo giorno visitiamo l’immenso castello di Schönbrunn. L’attesa per arrivare alle casse è esagerata, circa un’ora di fila per pagare la modesta cifra di 17.90 € con lo sconto Vienna card ed avere diritto a vedere gli appartamenti imperiali con audioguida, il giardino del principe (piuttosto misero), il labirinto, la terrazza della Gloriette e i forni imperiali con tanto di dimostrazione e degustazione del classico Apfelstrudel (strudel di mele) viennese. Una nota sul nostro biglietto dice che possiamo entrare negli appartamenti dopo circa un’ora da quando lo abbiamo finalmente comprato, quindi ci dedichiamo prima ai giardini (aperti al pubblico e invasi da viennesi in tuta da jogging). Troviamo il tempo per comprare un panino nel chiosco prima dei tornelli di entrata, serviti da una tipa più acida di quella alla Danauturm (per inciso, la nostra stessa guida ci aveva avvertiti della poca cortesia dei camerieri in giro per la città). Finalmente la visita inizia e nel complesso ci sentiamo soddisfatti, nonostante questo, il prezzo è stato davvero esagerato. In serata decidiamo di provare uno dei ristoranti proposti sulla guida: la Gasthaus Ubl, descritta come “l’ultima semplice gasthaus di Vienna”. Consiglio spassionato: evitatela, non ha una cucina speciale ed i prezzi sono più alti dei locali turistici in pieno centro, ben 36 euro per due piatti e due bibite! Infine, concludiamo la serata nel famoso Café Museum, dove una fetta di Mozart torte ed una di Esterhazy torte, con un caffè melange (che è un semplice caffè macchiato ma lo spacciano per specialità viennese) ed una cioccolata calda ci costano circa 17 €…ma usufriamo di 60 centesimi di sconto con la Vienna card (che c.)!

Il giorno successivo visitiamo il Kunsthistorisches museum, museo di storia dell’arte dove, per 11 € ci inebriamo di manufatti egizi, statue greche, quadri rinascimentali, corredati da descrizioni rigorosamente in tedesco! Il paragone corre purtroppo ai musei e all’inestimabile patrimonio artistico nostrani, e l’amara considerazione è che siamo davvero degli imbecilli a non valorizzarli, potremmo risollevare l’economia! Diamo una seconda occasione ai consigli della nostra guida decidendo di pranzare all’interno del campus universitario, nella Universitätsbräuhaus. Ordiniamo due semplici chicken burgers e ci presentano un pezzo di petto di pollo su un letto di insalata piena di terriccio! La fame è così tanta che eliminiamo l’insalata e mangiamo comunque, ma i 27 € di conto saranno gli unici soldi che avranno da noi, questa volta la mancia ce la risparmiamo e speriamo che abbiano capito il messaggio sul servizio scadente…come se non bastasse, la cucina è visitata costantemente da piccioni, che banchettano anche sui carrelli di piatti puliti sul retro (foto, piccione cerchiato in rosso. Per ingrandire l’immagine cliccateci sopra). Ce ne andiamo allibiti chiedendoci se esista un ufficio d’igiene in Austria e come sia possibile che un posto del genere venga menzionato in una guida! Per fortuna, la cena la passiamo nella Augustiner-Keller, un locale ricavato da una cantina dove proviamo un altro piatto tipico, il Tafelspitz (manzo bollito con verdure). La nostra fantastica Vienna card ci dà diritto ad “1/8” di litro di vino della casa: scegliamo un bianco tutto sommato buono e la cena non è da biasimare, così come il prezzo, 30 € tutti meritati in confronto ai 27 del pranzo.

Tirando le somme, 4 giorni a Vienna ci hanno permesso di avere un’idea abbastanza completa delle bellezze della città, ma ci hanno alleggerito non poco il portafogli ed hanno sfatato il mito della precisione dei paesi di lingua tedesca. Un viaggio che vale la pena sicuramente, ma con le dovute cautele. Ultimo spassionato consiglio riguardo alle recensioni ed alle guide: fidarsi è bene, informarsi di più è meglio!!
 
 
NB) Tutte le foto sono state scattate dall’autrice stessa, compresa quella di copertina (Stephansdom).

 

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