M4: LA MATURITA’ VIRTUALE

Bruno Galazon Manzoni 4 gennaio 2013 0

I videogiochi si sono evoluti. So perfettamente che questa è un affermazione ovvia, come ovvie sono le motivazioni di questa crescita: grafica sempre più realistica, maggiore varietà dei generi, software e hardware sempre più potenti, miglioramento della “pulizia” del suono. In effetti è difficile pensare che i giochi in 3D risalgano solo a una decina di fa. Questa rapida maturazione dei videogiochi, che ha sicuramente riscosso il favore del grande pubblico (basta guardare i dati di vendita) non si è però limitata al solo comparto tecnico, ma si è estesa soprattutto ai contenuti dei giochi stessi, spingendo gli sviluppatori a creare prodotti sempre più complessi.

Qualche anno addietro il lavoro degli organi addetti alla censura era sicuramente più semplice, basti pensare a Mortal Kombat, considerato al tempo troppo violento e sanguinario a causa di alcune mosse “splatter” inserite nel gioco, e quindi bersagliato da critica e censura. Oggi però i videogames abbracciano una fascia d’età molto più ampia e matura, in teoria pronta ad affrontare sia temi più adulti sia un grado di violenza superiore. Un esempio calzante è senza ombra di dubbio la scena dell’aeroporto in Modern Warfare 2 (foto qui sotto).

I temi trattati dall’intrattenimento videoludico moderno sono realmente evoluti e spesso controversi come ad esempio in Heavy Rain, il capolavoro di Quantic Dreams, che parla di un sequestro di bambini, o come Spec Ops: The Line che pone il giocatore in continuo conflitto a causa di scelte che lo portano costantemente sulla sottile soglia tra il bene e il male; ma è indubbio come riescano ad affascinare i giocatori. Diciamolo chiaramente la forza della serie Mass Effect, la tanto osannata e criticata serie sci-fi di Bioware, sta proprio nella profondità dei temi trattati, argomenti che spaziano dal sacrificio alla politica, passando pure per razzismo e omosessualità. Inevitabilmente i videogiochi seguono le tendenze della società a cui si rivolgono, è quindi normale che i videogames più vecchi puntassero ad un altro tipo d’intrattenimento. Immaginate per un attimo lo scandalo che avrebbe potuto suscitare il primo capitolo della fortunatissima saga della Nintendo Super Mario Bros. (giocabile dal 1987 per noi europei) se si fosse scoperto che in realtà la principessa Peach fosse affetta dalla sindrome di Stoccolma, e quindi felice di essere tenuta prigioniera!

I giocatori di oggi, figli di un bombardamento mediatico ben differente rispetto a vent’anni fa cercano un diverso tipo di relazionamento con i videogiochi, non bastano più il gameplay semplicistico basato magari su un labirinto infestato da fantasmi con l’unico obbiettivo di “mangiare” tutte le “palline” seminate in giro. L’utenza videoludica contemporanea vuole essere coinvolta nella storia, immedesimarsi con il proprio personaggio e vuole provare sia gioia che dolore, a seconda dello sviluppo della storia. È indubbio che questo sviluppo rappresenti un’arma a doppio taglio, perché non sempre l’utenza è pronta ad affrontare certi argomenti trattati nei giochi, scelti appositamente con l’unico obbiettivo di “insaporirli”. Per quanto mi riguarda trovo particolarmente stimolante questo sviluppo dei VG, e credo che il settore possa trarre moltissimo vantaggio nello sfruttare certi argomenti, ma voi cosa ne pensate del livello di maturità raggiunto dai videogiochi? C’è ancora spazio per spingersi più lontano o siamo già al limite ? È giusto sfruttare temi politici, religiosi e sociali nei giochi?
 

 

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