QUARTO SPETTACOLO: WALKING WITH THE DEAD – UNA CAMMINATA LUNGA (PIU’ DI) 45 ANNI

Jack 26 aprile 2013 1

Oggi sono nostri compagni “di viaggio” abituali. Li vediamo ben disegnati nei fumetti (non solo nella serie “The Walking Dead”) o barcollanti e voraci alla TV (e non solo nella serie “The Walking Dead”!) e al cinema (no, non c’è il film della serie “The Walking Dead”), ma dalla loro prima apparizione sono passati (più di) 45 anni.
1° ottobre 1968. Al Fultom Theathe di Pittsburg venne proiettato per la prima volta “La notte dei morti viventi”, il film che decretò la nascita degli zombie mangiatori di carne, lenti e decisamente “stupidi”. Prima di questa pellicola lo zombie era univocamente legato ai culti della religione Voodoo haitiana, e pur rimanendo un “morto vivente” non era né vorace, né lento e nuppure (volendo) stupido. Era solo un uomo svuotato di ogni volontà, capace solo di obbedire agli ordini (del suo salvatore/dannatore): non molto distante, alla fine, da molti degli uomini di oggi.

Come vi ho raccontato nell’articolo comparso (proprio oggi) sulla rivista M3 MAGAZINE (anche se il link che troverete tra le sue pagine cade nel vuoto e non vi porterà di certo qui), c’è chi all’inizio degli anni ’80 andò direttamente alla fonte (haitiana) di questa leggenda/verità: l’antropologo, scienziato, fotografo e scrittore, Wade Davis. Spinto dal volere far luce sulla “zombificazione” che fin dai tempi più remoti veniva praticata sull’isola del Golfo del Messico.
Clairvius-NarcisseTutto quello che scoprì lo raccolse nel libro “Il serpente e l’arcobaleno” (da cui Wes Craven, quello di “Nightmare” e “Scream” trasse un film nel 1988), incentrando la storia sulla vicenda (pare reale) di tal Clairvius Narcisse, il primo zombie in carne (viva) e ossa.
Clairvius Narcisse. Contadino di Haiti, nato non si sa quando nel 1922 e deceduto, in seguito a una violentissima febbre, esattamente il 2 maggio del 1962 all’ospedale A. Schweitzer di Deschapelles. Famigliari e medici accertarono la morte e le esequie si svolsero il giorno seguente.
Fin qui non una grande trama per un libro da cui poi tirarci fuori anche un film, ma il colpo di scena arriva nel 1980, quando la sorella di questo Cairvius, Angelina Narcisse, lo riconosce tra la folla di un mercato. Tanto lo sgomento, tanta la superstizione, tanto di tutto, comprese le testimonianze di amici e parenti che in quell’uomo attempato riconobbero proprio lo il prematuramente scomparso (in senso meno definitivo sembrerebbe) amico contadino.
Bene, ovviamente test del DNA manco a parlarne a quei tempi, impronte digitali se non sei schedato non servono, contare i denti non si fa nemmeno con i cavalli (donati), così quella comunità raccolse come un lietissimo evento il ritorno in “vita” del loro amato Clairvius.
Wade Davis, l’antropologo arrivato dal Canada fino alla calda Haiti, l’uomo vicino alla scienza chiamato a far luce su questo (strano) mistero, alla fine di tutte le sue ricerche, decretò che tutto era riconducibile alla pratica della zombificazione da parte di un bokor, uno stregone della/nella religione Voodoo che pratica magia malvagia allo scopo di ottenere vantaggi personali.
In un (fantasioso) rito di preparazione della vittima, scelta con cura, per vendetta personale o di terzi (da cui poi farsi pagare profumatamente per il servigio reso), il bokor si avvicinerebbe alla casa del prescelto, e avvicinando la bocca alla fessura della porta gli aspirerebbe l’anima, previa l’ovvia recita di formule magiche, per poi conservarla in una boccetta. L’uomo privato dell’anima non si sveglierebbe il giorno dopo e i famigliari, credendolo morto, lo seppelirebbero piangendo(lo). Il bokor, lesto e figlio di buona donna, in seguito avvicinandosi con la fatidica boccetta risveglierebbe il corpo dell’uomo sepolto, attirandolo con il “profumo” della sua anima. Una volta uscito dalla propria tomba l’essere (essendo l’anima a definirci uomini, in molte religione e culture) obbedirà in tutto e per tutto al suo salvatore/dannatore (ora capite?), fino alla morte, vera, di uno dei due.
Questa la favoletta per spaventare i bambini (o gli adulti troppo bigottamente credenti). Ma la verità, se ce n’è davvero una, è un’altra:

LA RICETTA PER UNA PERFETTA E DELIZIOSA TISANA ZOMBIFICANTE

haitian-zombie

La Storia
Con questa “pozione” il bokor haitiano portava la sua vittima in uno stato di morte apparente, tanto credibile da indurre parenti e amici all’immediata sepoltura (come sempre si faceva ai tempi sull’isola di Haiti, per scongiurare il pericolo di epidemie varie). Lo stregone, nel giro di pochissime ore, tornato sulla tomba del povero capitato, lo libererà dalla sua bara, rendendolo, poi, completamente schiavo e privo di alcuna volontà di ribellione.

Gli Ingredienti
qualche rametto di Datura Stramonium
fegato di pesce palla
1 rospo gigante haitiano o, in alternativa, qualche mollusco gasteropode della famiglia dei Conidi
1 paio di guanti da autotrasportatore
1 mascherina da epidemia in atto
1 paio di occhiali protettivi tipo saldatore

warning_do_not_ever_try_this_at_home_speckcase-p176734039011024684bhar2_400La Preparazione
Facendovi il segno della croce e mettendovi una mascherina, prendete i vostri rametti di Datura e sminuzzateli con cura,
lasciate pure il gambo, non stiamo a fare gli chef d’alta cucina, stiamo preparando una brodaglia velenosa e per scopi, diciamo,
non proprio da timorati di Dio.
Prendete un frullatore, meglio se vecchio o logoro, oppure fatevelo prestare da qualcuno che davvero odiate a “morte”.
Buttateci dentro la “spezia” tritata insieme al fegato di pesce palla, da toccarsi solo con guanti da lavoro (quelli grossi e rinforzati,
non mono uso e in lattice) e al vostro rospo (se lo avete trovato, oppure i molluschi).
Accendete il frullatore (sì, tutto a crudo va, mica vorrete perdere qualche principio attivo di sta leccornia, no?!) e riducete tutto
a una (merdosa) poltiglia.
Sempre indossando guanti, mascherina e occhiali protettivi da saldatore, versate il contenuto in un vasetto con chiusura ermetica.
Evitate di preparare etichette con scritte del tipo: Pozione zombificante, Con questa me la pagherai, Bevi brutta merda!
E riponete il vasetto lontano da occhi e mani indiscrete.

Potrebbe essere questa la verità. La ricetta seguita dagli stregoni di Haiti (magari non proprio questa), un mix di neurotossine (contenute in quegli ingredienti) capace di paralizzare l’intero sistema nervoso di un uomo bello e grosso, e che solo grazie a un antidoto tornerebbe a funzionare normalmente, lasciando però la vittima in uno stato catatonico e totalmente soggiogato, trasformandolo in un perfetto servo per tutta la vita.

Questi erano gli zombie prima di Romero.
E allora grazie George!
Perché che schifo sarebbe stato “The Walking Dead” con tanti colletti bianchi (più o meno siamo lì!) come minaccia suprema?!

 

One Comment »

  1. Lorina 26 aprile 2013 at 12:13 - Reply

    Non ho mai imparato tanto sugli zombi e riso a crepapelle nello stesso tempo, soprattutto per le etichette da non applicare sul vasetto mortale! Articolo fantastico!!

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